I khmer rossi sono finiti?

PESCALI PIERGIORGIO

"il manifesto" risponde

I khmer rossi sono finiti?

Seguo da sempre le notizie sulla Cambogia, paese in cui opero in qualità di volontario per una Ong. Pur leggendo diversi quotidiani e riviste italiane e straniere non sono mai riuscito a trovare articoli migliori e attinenti alla realtà come quelli del vostro inviato Piergiorgio Pescali. Sebbene non condivida il suo punto di vista "ottimista" nei riguardi dei khmer rossi (parlo da occidentale, in quanto il Pescali ha ragione quando scrive che la popolarità dei khmer rossi è in forte aumento tra i cambogiani) debbo riconoscere che la sua conoscenza del mondo guerrigliero e politico cambogiano è sorprendente, se non unica. Quando tutti i mass media internazionali scrivevano epitaffi sulla morte di Pol Pot, l'unico a dubitare della notizia e a sconfessarla fu il vostro giornalista. Quando Ieng Sary disertò nel luglio del '96, uno dei pochi giornalisti che diede la reale versione dei fatti e il motivo di tale diserzione fu Pescali.

Vorrei quindi chiedergli se non ritiene alla luce dei fatti odierni, che i khmer rossi siano finiti e se così, cosa ne sarà della Cambogia senza la minaccia di Pol Pot? Inoltre, se i cambogiani nutrivano forti simpatie per i khmer rossi, dove andranno a finire i loro voti? La perdita di Pol Pot in Cambogia sarà certamente salutata da tutti con gioia qui in Europa. Ma ci sarà il rischio di un altro mea culpa?

Marco Piacentini Bologna

risponde - PIERGIORGIO PESCALI

C OMINCIO col dire che sin dal 7 gennaio 1979, giorno in cui le truppe vietnamite raggiunsero Phnom Penh e insediarono il nuovo governo di Heng Samrin e Hun Sen, Pol Pot non è mai stato una minaccia per la Cambogia. I Khmer rossi, per la prima volta nella loro storia, necessitavano dell'aiuto che il mondo occidentale stava offrendo. La possibilità di tornare al potere da soli era per loro cosa assai remota, come si può leggere negli stessi documenti emanati dall'"Ufficio 87" (alias il Comitato centrale del Pkd) nel 1980 in cui si dice (traduco letteralmente dall'originale che ho davanti a me) "un ritorno del nostro governo a Phnom Penh sarà subordinata ad un'alleanza con il Principe Sihanouk e questa includerà la stretta sorveglianza da parte di una Commissione internazionale. Firmato Grandfather 87 (cioè Pol Pot)".

Piacentini mi chiede se "alla luce dei fatti odierni i khmer rossi siano finiti": ne deduco che anche il lettore continua ad associare il gruppo a Pol Pot. La sua morte (politica o fisica che sia) li trascinerebbe nella tomba? Non penso. Il movimento dei khmer rossi è nato con uomini come Hu Him, Hou Youn, Khieu Samphan dotati di alto livello morale e intellettuale la cui idea, quella sì, maoista della rivoluzione intesa come continuo rapporto con le masse contadine, era stata brutalmente prevaricata dalla visione polpottiana di una società intellettualmente povera e primitiva senza che esistessero le basi per la sua costruzione. Ma i valori e le tesi dei tre teorici sono più che mai valide nella Cambogia odierna, che riserva ancora stima e simpatia a Khieu Samphan.

Con chi si schiereranno gli ex khmer rossi oggi? Non lo posso dire. Sicuramente non con Hun Sen che è colui che della morte di Pol Pot accusa il maggior colpo perdente della sua carriera di doppiogiochista.

E' questo il paradosso a cui assistiamo: la morte di Pol Pot trascina con sé il suo nemico peggiore, Hun Sen. Ed è forse questo il motivo per cui si dovrebbe guardare, ora più che mai con attenzione, al corso "legalitario" dei khmer rossi specialmente nell'eventualità di un possibile rimpasto governativo.

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