Informazione e nuove regole

DI MAIO BRUNO

OPINIONI

Informazione e nuove regole

BRUNO DI MAIO* DAVIDE CAMARRONE**

I L DIBATTITO che si svolge sulla riforma del sistema dell'informazione ha due caratteristiche preoccupanti: la parzialità degli interventi che da diverse parti si suggeriscono e l'effimero di una legge ordinaria, che non garantisce i diritti delle minoranze ma la prerogativa delle maggioranze a cambiar le regole secondo il proprio tornaconto. E' una sorta di danza degli equivoci, un dibattito senza una prospettiva d'equilibrio. Se si propone alla Rai e alla Fininvest di rinunciare ad una rete, non si tiene conto della necessità che nuove aggregazioni entrino nel mercato e trovino le risorse sufficienti a sopravvivere, per non dire del silenzio sulle nuove tecnologie di diffusione: satelliti, tv on demand , cavi, fibre ottiche, etc.

Se si propone un terzo polo, cala il silenzio sul carattere pubblico delle concessioni e sulla necessità conseguente di osservare regole uguali per tutti, dettate dal legislatore in nome dell'interesse collettivo. Infine, chi chiede una tregua proponendo la cessione di una rete, in realtà vuole il disarmo del servizio pubblico e il permanere di un'incivile deregulationdei settori in crescita: satelliti, tv on demand , cavi, fibre ottiche, etc. Vale allora la pena di riflettere su alcuni principi che sovrintendano alla riforma del sistema radiotelevisivo. Il primo è la pesantezza delle regole: una legge ordinaria può esser cambiata dalla maggioranza in dispregio dei diritti della minoranza. Berlusconi ha annunciato che in caso di vittoria alle prossime politiche, abolirà la legge sulla Par condicio . E' una dichiarazione gravissima che deve farci riflettere. Sulla Par condicio si può esser d'accordo o meno. Ma non è tollerabile è l'atteggiamento di chi avverte: se vinco le elezioni, comando io. Da queste considerazioni, e da altre più nobili (relative ai cambiamenti straordinari imposti dalla tecnologia in quest'ultimo scorcio di secolo), deriva il bisogno di nuove regole del gioco di carattere costituzione. E' nella costituzione che bisogna introdurre norme fondamentali sull'informazione.

Il secondo principio è il carattere pubblico delle concessioni. Ciascuno, sia esso un'imprenditore privato o lo Stato, usufruisce d'un bene collettivo ed inalienabile, l'etere (o i cavi, i satelliti, etc.), che consente un'invasione della privacyindividuale da sottoporre a regole invalicabili. Il confine tra informazione e persuasione occulta - lo si è verificato ampiamente - è sottilissimo. E le autorità che devono vigilare sulla correttezza dell'uso che si fa bene di queste strade (l'etere, i cavi, i satelliti, etc.) devono garantire imparzialità ed efficacia.

Terzo ed ultimo principio è l'innovazione normativa per la costruzione di una rete comunicativa moderna che non ripeta le stesse storture verificatesi nell'etere nello scorso decennio. Il mercato non va strozzato, va esaltato. Ma certi interessi sono tali da insidiare la libertà di ciascuno ad intraprendere. Da qui la funzione regolatrice dello Stato e il bisogno che sulle nuove tecnologie dibatta il Parlamento.

Faccio una proposta complessiva e concreta: facciamo una legge costituzionale che insista sul carattere pubblico della concessione, una riforma "intermedia" che trovi in Parlamento un accordo che garantisca una Par condicio effettiva (ampliamento del numero delle frequenze, tetto di 2 reti "in chiaro" o "crittate" per ciascuno, tetto alla raccolta pubblicitaria), una legge che detti regole precise per l'uso di nuove tecnologie, e chiediamo al governo nazionale un'iniziativa in direzione della Cee per la regolamentazione della diffusione via satellite.

Credo che su questo, tutti i parlamentari democratici, siano essi progressisti o moderati, abbiano di che riflettere. Il problema è stabilire per tempo l'equilibrio. Non certo affrettarsi a saltare nel vuoto.

(*) Vicepresidente del gruppo Verdi-La rete al senato (**) Ufficio stampa siciliano della Rete

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