IL LETTORE R A C C O N T A Matrimoni misti e donne filippine

GIOVINE SABRINA

IL LETTORE R A C C O N T A Matrimoni misti e donne filippine

N

elle Filippine, i "matrimoni per corrispondenza", contratti attraverso agenzie apposite o terze persone, sono per molte donne una delle forme scelte per emigrare. Emerge una differenza tra chi è partita con un progetto migratorio definito, alla ricerca di un lavoro, e per la quale il matrimonio è stata una scelta successiva, e chi invece ha deciso di sposarsi per potersene andare. Le donne che arrivano in Italia in qualità di mogli, piuttosto che di lavoratrici, sperimentano una condizione di maggior vulnerabilità sul piano materiale e affettivo, di più forte marginalità sociale che ha notevoli conseguenze sul piano dell'inserimento nel paese ospite. Lungi dall'essere condizione "protettiva", quella del matrimonio si rivela condizione di più forte isolamento. Esso ha significato, per molte, dover rinunciare ad una propria attività e indipendenza economica per essere relegate in casa ad occuparsi dei lavori domestici e dei figli. L'immagine, enfatizzata dalla cultura tradizionale e dalla religione cattolica, di una donna totalmente dedita alla cura dei figli e della famiglia non trova riscontro in una realtà, quale quella filippina, in cui le donne con il loro lavoro svolgono un ruolo cruciale nella sopravvivenza della società e attraverso mille attività fanno fronte al sostentamento del gruppo domestico. In Italia, molte, si sono trovate di fronte ad una concezione di famiglia, e di ruolo che in essa la donna deve occuparvi, che contrastava con la realtà in cui erano cresciute dove non si poneva il problema di dover scegliere tra lavoro e famiglia.

L'immagine diffusa di matrimonio misto quale simbolo di unione non razzista, espressione dell'accettazione dell'altro, non riesce a dar conto di una realtà molto più complessa. In ambito privato, i pregiudizi razziali si esprimono con minore reticenza e vengono rafforzati da stereotipi di genere piuttosto diffusi: la donna orientale simbolo di remissività, sottomissione, devozione assoluta al marito, e di una sessualità "esotica". Quasi tutte le donne filippine sono impegnate in scambi di aiuto emotivo e materiale con i propri parenti, sia con quelli rimasti in patria sia con quelli che le hanno raggiunte. Questo è uno dei motivi di conflittualità nella coppia: sono molti i mariti contrari alla pratica di inviare denaro alla famiglia della moglie. Coloro che sono state in grado di raggiungere un livello di vita migliore - le donne che sono emigrate per lavorare o quelle che hanno contratto un "buon matrimonio" - sono coinvolte in una rete di supporto che presuppone la condivisione dei benefici derivanti dal nuovo status. Inviare soldi alla famiglia è un modo per rinnovare i legami della donna con i propri parenti. Da qui l'insoddisfazione delle donne che non possono lavorare o che hanno dovuto smettere a causa del matrimonio. (...)

La tendenza a ricorrere ad immagini semplificate nel dar conto della realtà che coinvolge le donne filippine, conduce a considerare solo donne povere in fuga per la sopravvivenza: il rischio è pensare che il matrimonio con un marito straniero possa essere il mezzo per "liberarle" da una condizione senza vie d'uscita.

Sabrina Giovine Torino

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